martedì 5 febbraio 2013

MAI PIU’ CANI ALLA CATENA NEL NOSTRO PAESE. REGIONI VIETINO QUESTA PRATICA»

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L’ENPA CON DAVIDE BATTISTINI: «MAI PIU’ CANI ALLA CATENA NEL NOSTRO PAESE. REGIONI VIETINO QUESTA PRATICA»

L’Ente Nazionale Protezione Animali è schierato al fianco di Davide Battistini, l’attivista di Ravenna in sciopero della fame dai primi di gennaio per chiedere l’introduzione del divieto di tenere i cani alla catena. Per questo, l’Enpa rilancia la protesta del coraggioso animalista e chiede a tutte le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna, di porre fine a una pratica che, oltre a creare disagio e sofferenza agli animali, rappresenta il simbolo della schiavitù.

«Non ha alcun senso discettare sulla misura ideale della catena – spiega l’Enpa -. Che sia lunga uno o nove metri non ha alcuna rilevanza, poiché essa compromette la libertà di movimento degli animali. Con grave danno per la loro salute, poiché può impedire anche di trovare riparo dal freddo in inverno e dalla canicola in estate. Non ha alcun senso neanche la “limitazione temporale”, ovvero come paventato, il divieto di tenere i cani a catena per oltre otto ore: chi controllerà?».

«Chi ha visto un cane legato – prosegue la Protezione Animali - ha notato il suo stato di stress psico-fisico che lo porta a zampettare nervosamente avanti e indietro, e a tendere la catena fino a farsi mancare il respiro. Tutto questo non è più tollerabile. Così come non è più tollerabile che a un altro essere senziente venga applicato uno strumento di costrizione che dalla notte dei tempi rappresenta l’icona stessa della schiavitù, del dominio su altri esseri viventi».
L’ENPA CON DAVIDE BATTISTINI: «MAI PIU’ CANI ALLA CATENA NEL NOSTRO PAESE. REGIONI VIETINO QUESTA PRATICA»

L’Ente Nazionale Protezione Animali è schierato al fianco di Davide Battistini, l’attivista di Ravenna in sciopero della fame dai primi di gennaio per chiedere l’introduzione del divieto di tenere i cani alla catena. Per questo, l’Enpa rilancia la protesta del coraggioso animalista e chiede a tutte le Regioni, a partire dall’Emilia-Romagna, di porre fine a una pratica che, oltre a creare disagio e sofferenza agli animali, rappresenta il simbolo della schiavitù. 

«Non ha alcun senso discettare sulla misura ideale della catena – spiega l’Enpa -. Che sia lunga uno o nove metri non ha alcuna rilevanza, poiché essa compromette la libertà di movimento degli animali. Con grave danno per la loro salute, poiché può impedire anche di trovare riparo dal freddo in inverno e dalla canicola in estate. Non ha alcun senso neanche la “limitazione temporale”, ovvero come paventato, il divieto di tenere i cani a catena per oltre otto ore: chi controllerà?».

«Chi ha visto un cane legato – prosegue la Protezione Animali - ha notato il suo stato di stress psico-fisico che lo porta a zampettare nervosamente avanti e indietro, e a tendere la catena fino a farsi mancare il respiro. Tutto questo non è più tollerabile. Così come non è più tollerabile che a un altro essere senziente venga applicato uno strumento di costrizione che dalla notte dei tempi rappresenta l’icona stessa della schiavitù, del dominio su altri esseri viventi».

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eb

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